LA FILARIA:

 

 

I SINTOMI
Filariosi: un pericolo reale
La filariosi è un’insidiosa malattia parassitaria che colpisce cani e gatti. Esiste in due forme: la filariosi cardiopolmonare, dovuta a Dirofilaria immitis, e la filariosi sottocutanea, dovuta a Dirofilaria repens. Entrambi i parassiti sono piccoli vermi, tondi e bianchi, appartenenti alla classe dei Nematodi e sono trasmessi ai nostri animali dalle zanzare tramite il loro pasto di sangue. Pur essendo simili, danno però origine a patologie distinte.


La filariosi cardiopolmonare
Quando la zanzara punge un animale parassitato assume, insieme al sangue, le larve del parassita; queste restano nell’insetto per circa due settimane e sono poi pronte per essere inoculate, attraverso un’altra puntura, negli ospiti definitivi, cioè nel cane e nel gatto. Nell’organismo degli animali le larve evolvono nelle forme giovanili e attraverso il circolo sanguigno raggiungono il cuore, dove divengono vermi adulti. Le filarie adulte, quindi, si localizzano nel cuore e nei grossi vasi sanguigni e possono raggiungere dimensioni rilevanti (fino a 15 centimetri di lunghezza); Le filarie adulte si riproducono ed immettono in circolo le larve figlie (microfilarie) che, assunte dalle zanzare, andranno a colpire altri animali, chiudendo così il ciclo.

Filariosi sottocutanea
La filariosi sottocutanea, meno conosciuta, può colpire, a differenza di quella cardiopolmonare, anche l’uomo, costituendo una zoonosi.
Il ciclo biologico è analogo al precedente e la trasmissione avviene sempre tramite le zanzare. L’unica differenza è quella della localizzazione dei vermi adulti, che qui si stabiliscono nel sottocute. Negli animali il parassita è responsabile di forme cutanee. Nell’uomo il parassita non completa il proprio ciclo biologico e determina lesioni nodulari di 1-2 centimetri di diametro nel punto di inoculazione. Sono segnalate in letteratura medica anche forme oculari.
Il ciclo biologico delle filariosi ha nel cane una durata di 5-6 mesi. Una singola puntura di zanzara può trasmettere contemporaneamente entrambe le filariosi. I parassiti adulti sopravvivono a lungo negli animali, arrivando a una durata di 5-6 anni di vita.


I sintomi
Il cane contrae la malattia nel periodo che va da aprile a ottobre, quando sono presenti le zanzare. I primi sintomi compaiono tuttavia diversi mesi dopo l'infestazione, quando l'organismo reagisce contro il parassita e il cuore, danneggiato e sfiancato dalla presenza delle filarie, inizia a funzionare male. Il cane appare stanco, tossisce, è affannato anche dopo piccoli sforzi e, con il passare del tempo, diviene sempre più inappetente e depresso.
Si parla, in questo caso, di “sindrome da minor rendimento”. In seguito, il danno cardiocircolatorio si aggrava e la malattia si ripercuote negativamente su tutto l'organismo, provocando difficoltà respiratorie, accumulo di liquido a livello addominale ed anche problemi neurologici.
Se la filariosi cardiopolmonare non viene riconosciuta e curata, può portare a morte il cane.


UN PROBLEMA IN ESPANSIONE
In Italia, la filariosi cardiopolmonare è presente da centinaia di anni, nel Nord Italia e, in particolare, in tutta la Pianura Padana. Negli ultimi tempi, tuttavia, sono in costante aumento i casi di malattia anche in altre aree geografiche: in tutta la Toscana, nelle zone pianeggianti e costiere della Sardegna e in alcune aree della Sicilia e della Campania. La filariosi sottocutanea è presente nelle stesse zone, come anche in molte altre aree del centro-sud.

Tra le cause che hanno contribuito all'espansione della malattia, vi sono l'abitudine sempre più frequente a spostarsi insieme ai propri animali, ad esempio per le vacanze, e l'incremento demografico delle zanzare (prima di tutto la Culex pipiens, che si è adattata molto bene agli ambienti urbani e metropolitani) in conseguenza dell’evoluzione delle condizioni climatiche.

Nelle zone di origine del parassita i cani colpiti possono arrivare al 50-60% della popolazione.
Va inoltre sfatato il luogo comune che vuole che gli animali di casa non si ammalino; in realtà, non c’è cane che in estate non possa venire punto da una zanzara infetta. Una sola puntura di una zanzara infetta è sufficiente a trasmettere più larve del parassita e a causare la malattia. Proteggendo gli animali, infine, si protegge indirettamente anche l'uomo, riducendo i rischi di trasmissione della forma sottocutanea.


LA TERAPIA
La terapia della filariosi cardiopolmonare nel cane è complessa e prevede l'adozione di misure farmacologiche, che devono essere dosate attentamente dal Medico Veterinario in base allo stadio della malattia e allo stato di salute generale dell'animale. Nel cane, inoltre, se le filarie sono rimaste a lungo nel cuore dell'animale, questo resterà cardiopatico anche dopo la terapia, poiché il danno cardiaco non sempre è reversibile.

La prevenzione: meglio mensile 
La prevenzione mensile costituisce la soluzione di riferimento per la prevenzione delle filariosi: permette di usare un farmaco, l’Ivermectina, che viene rapidamente eliminato dall’organismo (entro 72 h), fattore che ne accresce la sicurezza, evita qualsiasi interferenza con l’organismo e garantisce dalla comparsa di parassiti resistenti. Consente, inoltre, di poter iniziare fin da cuccioli la prevenzione e di modularne la durata in funzione delle diverse condizioni climatiche.
L’Ivermectina elimina, infatti, le larve inoculate dalle zanzare nei 30-40 giorni antecedenti il trattamento, intervenendo prima che esse inizino la loro migrazione verso il cuore. E’ quindi sufficiente somministrare all’animale questo principio attivo una volta al mese per tutto il periodo a rischio (dalla primavera all’autunno inoltrato, quando cioè le zanzare sono presenti nel nostro Paese) per scongiurare ogni rischio di infestazione.
Queste caratteristiche hanno fatto dell’Ivermectina, il principio attivo più utilizzato per prevenire contemporaneamente sia la Dirofilaria immitis (filariosi cardiopolmonare) sia la Dirofilaria repens (filariosi sottocutanea).
È fondamentale ricordare che, prima di iniziare un qualsiasi trattamento preventivo, è necessario un controllo da parte del Medico Veterinario per verificare che l'animale non ospiti già i parassiti (in tal caso, infatti, bisogna per prima cosa provvedere alla terapia per eliminare i vermi adulti). La prevenzione inizia quindi rivolgendosi al Medico Veterinario, unico e indispensabile referente per la salute animale.
Rivolgetevi al vostro Medico Veterinario di fiducia per la prevenzione mensile delle Filariosi del cane.

LA LEISHMANIOSI E IL FLEBOTOMO O PAPPATACIO:

 

La Leishmaniosi è una grave malattia infettiva del cane, potenzialmente trasmissibile all'uomo, causata dal protozoo Leishmania infantum. La trasmissione della malattia avviene attraverso la puntura dei Flebotomi (Phlebotomus perniciosus) noti anche come Pappataci: piccoli insetti ematofagi simili alle zanzare, ma più piccoli e silenziosi (da cui il nome pappa-taci).

I Flebotomi o Pappataci sono insetti di colore giallo pallido o sabbia di piccole dimensione da 2 a 4 mm. Il loro corpo è ricoperto da una fitta peluria che interessa anche le grandi ali. I Flebotomi (Pappataci) sono degli insetti dannosi sia per gli animali che per l'uomo, in molte regioni rurali con climi mediterranei, sudtropicali o tropicali.

I Pappataci hanno attività stagionale, indicativamente da fine maggio fino ad metà/inizio ottobre. Sono attivi specificatamente durante le ore serali e notturne. I Pappataci, tramite il pasto di sangue, veicolano al cane Leishmania infantum.

Il flebotomo, vettore di Leishmaniosi

Le zone a rischio

La localizzazione geografica dei Pappataci a livello globale sono ascrivibili alle zone con i climi più caldi. In Europa, sono abbondanti in tutto il bacino del Mediterraneo (Italia, Grecia, Nord Africa, Spagna, Portogallo, Francia meridionale) con una netta diminuzione della loro presenza verso l'Europa settentrionale (Germania, Belgio, Francia settentrionale).

In Italia la diffusione della malattia è correlata alla presenza del suo vettore, il Flebotomo. E' considerata endemica in Liguria, nelle regioni costiere del Centro-Sud Italia (soprattutto versante Tirrenico) e nelle isole. Recenti indagini epidemiologiche hanno evidenziato alcuni focolai di malattia anche al nord in territori finora considerati indenni (aree del Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna). Per informazioni specifiche sulle aree a rischio, rivolgetevi al vostro Medico Veterinario.

Come si manifesta la Leishmaniosi nel cane

Nel cane la malattia si manifesta principalmente in forma generalizzata, detta anche viscero-cutanea, con un decorso generalmente subacuto o cronico. I segni clinici di più frequente riscontro nei soggetti leishmaniotici sono: 1- ingrossamento dei linfonodi (linfoadenomegalia); 2- lesioni cutanee (dermatite esfoliativa, ulcerazioni cutanee, alopecia periorbitale, onicogrifosi); 3- mucose pallide; 4- perdita di peso; 5- febbre e letargia; 6- riduzione dell'appetito; 7- epistassi; 8- lesioni oculari.

Tutti i cani affetti da Leishmaniosi sviluppano glomerulonefrite, un processo infiammatorio renale determinato dalla deposizione di immunocomplessi nel glomerulo renale. Il grave e progressivo danno che ne consegue determina, nel medio-lungo periodo, la comparsa di insufficienza renale cronica che rappresenta la principale causa di decesso dei cani malati.

 

Terapia della Leishmaniosi

 

La terapia prevede l'utilizzo di farmaci leishmanicidi per il controllo dell'infestazione protozoaria (terapia specifica) unitamente al controllo della sintomatologia clinica (terapia sintomatica) . Particolarmente importante, risulta inoltre la terapia specifica renale per il controllo della glomerulonefrite e la prevenzione dell'insufficienza renale. Per la terapia il riferimento insostituibile è il Medico Veterinario.

Come proteggere e quando il cane dal Flebotomo (Pappatacio), vettore di Leishmaniosi

Quando il cane vive in una area endemica per la Leishmaniosi o vi si reca e nel periodo di attività dei Pappataci (maggio-ottobre), è raccomandato dai Veterinari proteggere il cane utilizzando un prodotto attivo, oltre che contro pulci e zecche, anche contro il Flebotomo.

L’azione contro il Pappatacio deve essere repellente, per cui questi insetti, quando sono a contatto con un cane trattato, non compiono il pasto di sangue . A questa attività si può aggiungere anche una azione insetticida, tale per cui i Pappataci vanno rapidamente incontro a morte.

I prodotti contro i Pappataci contengono permetrina e non vanno quindi utilizzati nei gatti, ma solo nei cani.

 

Quando e dove proteggere il cane dal Flebotomo

 

Va ricordato che il Flebotomo è stagionale e presente specificatamente in alcune regioni d'Italia, mentre pulci e zecche sono attive tutto l'anno e in tutte le zone del nostro paese. A seconda quindi delle aree di vita e delle stagioni, il cane richiede una protezione specifica e diversificata in base alle diverse condizioni e fattori di rischio.

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(24.04.2017 Il Nostro Golden Wedding)

Sei tu, tu che hai reso possibile tutto questo, che mi hai reso la donna che sono oggi.

Quando sei nata, il 24.04.2007, in questo luogo, ero sicura che fossi la stella più bella del cielo e oggi non c'è cosa più preziosa di averti tra le mie mani.

10 anni e sei sempre una splendida fanciulla.

Buon compleanno mia dolcissima Athena, tu per me sei tutto e lo sarai sempre!!

Ti amo.

La Tua Mamma.

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Dopo quanto accaduto alla nostra povera Gaia, causando enorme sofferenza, disagio e invivibilità del posto in cui vivevamo e lavoravamo con i nostri amati cani e i nostri amati gatti a Bergamo, abbiamo deciso di trasferire l'Allevamento. Ricominceremo da capo, per Gaia. 

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